Il miracolo a Milano

Il 10 giugno 2003, il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, riconosce un  miracolo attribuito all’intercessione di Luigi e Zelia Martin. Questo decreto apre la strada alla loro beatificazione. È la seconda volta nella storia della Chiesa che una coppia viene beatificata. L’unico precedente riguarda gli sposi Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi, italiani, beatificati da Giovanni Paolo II il 21 ottobre 2001.

Il miracolo è stato ottenuto in favore di un neonato, Pietro Schilirò, figlio di Valter e Adele. Il bimbo era nato il 25 maggio 2002, all’ospedale san Gerardo di Monza, con gravi problemi respiratori e rimase tra la vita e la morte per circa 40 giorni. Fin dall’inizio, la sua salute apparve seriamente compromessa. Il 3 giugno, i genitori decisero di far battezzare il piccolo, in imminente pericolo di morte. Padre Antonio Sangalli, religioso dell’Ordine del Carmelo, amico e padre spirituale della coppia, era accorso in ospedale con un’immagine dei genitori di Santa Teresa. “Noi conoscevamo Santa Teresa, avevamo letto i suoi scritti , ma  sapevamo poche cose a proposito dei suoi genitori”, racconta Adele, la mamma di Pietro. “Padre Antonio ci ha spiegato che i genitori di Santa Teresa avevano perso quattro bambini piccoli: pregarli ci avrebbe aiutati a comprendere il senso di quanto stava per accadere con il nostro piccolo Pietro. abbiamo accolto con fiducia questo invito: in fondo, conoscendo la loro figlia Teresa, chiedere l’intercessione dei genitori ci sembrava essere cosa naturale.”

I coniugi Schilirò cominciarono allora a fare una novena ai coniugi Martin, chiedendo ad amici e conoscenti di unirsi alla loro preghiera: le famiglie incontrate all’uscita della scuola dei figli, le persone della parrocchia, i membri di vari movimenti ecclesiali, donando loro l’immagine della novena di Luigi e Zelia Martin. Questa rete di preghiera arrivò fino in Cambogia, dove si trovava un missionario amico di famiglia. Malgrado la preghiera, la biopsia del 5 giugno confermava per Pietro una diagnosi infausta, riducendo sempre più le speranze di sopravvivenza. Fu necessario dare al neonato l’assistenza respiratoria.

“Molte persone pregavano con noi e per noi”, racconta la mamma di Pietro, “ma all’inizio, io ero come rassegnata, pensavo già ai funerali e a tutto ciò che ne sarebbe derivato”. Alcuni amici, tuttavia, li incoraggiano a chiedere la guarigione di Pietro. E così, il 13 giugno, in presenza di numerosi amici, dopo aver recitato il Rosario, gli Schilirò cominciarono una seconda novena, fiduciosi nell’intercessione dei coniugi Martin. Partecipano a questa preghiera anche medici e  infermieri. Ed è proprio un’infermiera, che il 29 giugno, annunciò un imprevisto miglioramento del neonato. Pietro non aveva più bisogno di ossigeno al 100%. Nel giro di alcuni giorni ha potuto respirare da solo e il 27 Luglio veniva affidato ai suoi genitori in perfetta salute.

“ Vista la complessità del caso e l’evoluzione clinica”, si legge al termine di un rapporto medico, “riteniamo la guarigione quale fatto sorprendente”.

Questa guarigione inspiegabile è stata ufficialmente riconosciuta come miracolo, il 3 Luglio 2008 da Benedetto XVI.

In seguito a questo riconoscimento, ecco la testimonianza di Adele e Valter, genitori di Pietro: “Ringraziamo senza posa il Signore per la sua Misericordia verso di noi. Ha accolto l’intercessione di Luigi e Zelia ed ha guarito il nostro Pietro. Ha manifestato il suo amore con un fatto straordinario allo scopo di aiutarci a riconoscere la sua Presenza piena d’amore nell’ordinario delle nostre vite. Luigi e Zelia hanno vissuto le circostanze della loro vita con fiducia nella Bontà del Padre e ciò ci aiuta e ci sostiene nel nostro quotidiano.”