Omelia di Padre Emmanuel Schwab
1era lettura: Deuteronomio 6,2-6
Salmo: 17 (18),2-3,4,47.51ab
2esimo lettura: Ebrei 7,23-28
Vangelo: Marco 12,28b-34
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Qui tocchiamo il cuore della vita umana: nasciamo dall'amore. Ognuno di noi è un frutto dell’amore di Dio… ogni essere umano, fin dal concepimento. E noi siamo a immagine e somiglianza di Dio, fatti per amare: il fine della vita umana è amare; non si tratta di essere felici, non si tratta di essere liberi. La libertà è la condizione di possibilità dell'amore; la gioia e la felicità sono le conseguenze dell'amore. Ma chi vuole custodire gelosamente la propria libertà si ritrova centrato su se stesso e incapace di amare; e chi è alla ricerca della felicità si trova in una situazione simmetrica, ma quasi identica, dove al centro c'è la sua stessa persona. Solo l'amore può decentrarci e farci conoscere la gioia del dono di noi stessi.
I due grandi comandamenti che abbiamo ascoltato in questo Vangelo provengono entrambi dalla Torah, dalla Legge. Il primo lo abbiamo ascoltato nella prima lettura e nel libro del Deuteronomio all'inizio del capitolo 6: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze, perché il Signore è uno solo”. Sapete, forse, che questo è ciò che è scritto sui piccoli cartigli che i nostri fratelli ebrei attaccano allo stipite di casa o che durante la preghiera portano sulla fronte o tra le mani. Il secondo comandamento: "Amerai il tuo prossimo come te stesso" viene dal Libro del Levitico al capitolo 19, versetto 18. Cosa c'è di nuovo in questo Vangelo visto che questi due comandamenti ci sono già e dato che in tutta una parte della tradizione ebraica altri rabbini dicono la stessa cosa di Gesù? Cosa c'è di nuovo? La novità è Gesù. La novità è che in quest'uomo, Gesù di Nazareth, questi due comandamenti sono perfettamente uniti. E nella sua Enciclica sul Sacro Cuore che il Papa ci ha appena offerto, egli mostra proprio come questo cuore di Gesù è questo cuore che ama sia divinamente che umanamente. In Gesù questi due comandamenti sono perfettamente uniti. E perciò Gesù diventa per noi modello poiché ci rende partecipi del suo Spirito Santo che, ci dice l'apostolo Paolo nella lettera ai Romani (5,5), diffondi la carità di Dio nei nostri cuori. Siamo fatti per amare.
La prima domanda che mi pongo e che mi pongo è: amo davvero Dio? Come si manifesta questo amore che ho o pretendo di avere per Dio, come si manifesta nella mia vita? Gli dico nella mia preghiera: “Mio Dio, ti amo”? Gli chiedo che questo amore cresca: “Dammi di amarti, insegnami ad amarti di più”. Ma come Dio, nessuno lo ha mai visto, non è facile amare Dio. Inoltre, sappiamo il Figlio unigenito, rivolto verso il seno del Padre, ce lo ha fatto conoscere : Chi mi vede, disse Gesù a Filippo, vede il Padre (Gv 14,8). Affinché possiamo progredire in questo amore di Dio, Dio si mostra in Gesù in un modo molto misterioso. E si tratta allora di contemplare Gesù... Santa Teresa d'Avila pone grande enfasi sull'umanità di Gesù come luogo dove il mistero di Dio ci viene rivelato. Amo Gesù? Come si manifesta questo amore per Gesù?
Sappiamo che santa Teresa è un'amante di Gesù: amare Gesù e farlo amare esce regolarmente dalla sua penna. Nella sua “conversione totale” scrive, quando stava per compiere 14 anni, a casa dei Buissonnets, la notte di Natale del 1886, Teresa disse: la carità entrò nel mio cuore. E con questa carità, il desiderio di salvare le anime, cioè cooperare con Gesù per la salvezza dei peccatori.
Quasi nove anni dopo, il 9 giugno 1895, Teresa avrà questa intuizione, nella festa della Santissima Trinità, di offrirsi all'Amore misericordioso di Dio, di offrirsi come “Vittima dell'olocausto”, diceva all'Amore misericordioso. Rileggendo questo evento, racconta come il suo cuore si dilatò nuovamente nell'amore di Dio. Poco più di un anno dopo, l'8 settembre 1896, rilasciò questa grande preghiera d'amore a Gesù in quello che oggi viene chiamato Manoscritto B, dove scoprì la sua vocazione! Tornò al Carmelo il 9 aprile 1888 e fu l'8 settembre 1896, otto anni dopo, che disse:
La mia vocazione, finalmente, l'ho trovata... nel Cuore della Chiesa, Madre mia, sarò l'Amore.
(Ms B 03v)
9 mesi dopo, nel giugno 1897, tre mesi prima della sua morte, scrisse questo nel Manoscritto C:
Quest'anno, mia cara Mamma, il buon Dio mi ha fatto comprendere cos'è la carità; prima di capirlo, è vero, ma in modo imperfetto, non avevo approfondito queste parole di Gesù: «Il secondo comandamento è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. » Mi sono impegnata soprattutto ad amare Dio e proprio amandolo ho capito che il mio amore non doveva esprimersi solo a parole, perché: « Non sono quelli che dicono: Signore, Signore! che entreranno nel regno dei cieli, ma coloro che fanno la volontà di Dio. "[...]
È straordinario vedere questo cammino per portare Teresa a dire: quest'anno Dio mi ha fatto capire cos'è la carità! Lo sottolineo perché ciascuno di noi possa essere incoraggiato: forse non abbiamo ancora scoperto tutto e Dio non ci ha ancora fatto percepire tutto...
Un po’ più avanti Teresa continua:
[Gesù] ha detto: Non c'è amore più grande che dare la vita per coloro che ami.
Amata Mamma, meditando queste parole di Gesù, ho capito quanto fosse imperfetto il mio amore per le mie sorelle, ho visto che non le amavo come le ama il Buon Dio. Ah! Ora comprendo che la carità perfetta consiste nel sostenere i difetti degli altri, nel non lasciarsi sorprendere dalle loro debolezze e nell'essere edificati dai più piccoli atti di virtù che li vediamo praticare. […]
Questo amore per Dio e questo amore per il prossimo si esprimono in modo molto semplice e ordinario nel corso ordinario delle relazioni umane. L'amore per Dio cresce soprattutto nella preghiera silenziosa, quando scelgo di restare lì nel silenzio davanti a... niente, ma nella fede, in questa certezza del cuore che Dio è davvero presente, prima ancora che io mi renda presente a lui che chiedo allo Spirito Santo di far crescere questo amore per Dio nel mio cuore. L'amore per il prossimo non è innanzitutto un grande slancio del cuore, l'amore si esprime negli atti concretissimi della vita quotidiana. Ho detto, in Gesù il compimento di questi due amori è completamente unificato. È con lo stesso movimento che Gesù ama suo Padre e si offre a Lui, ci ama e si offre a noi. Nello stesso movimento... Tanto che il suo comandamento nuovo, che è l'unico comandamento nuovo del Vangelo - tutti gli altri che troviamo nella prima Alleanza - l'unico comandamento nuovo è: "Amatevi gli uni gli altri". come Ti amavo." Possiamo dire a noi stessi: sì, ma... Dio ama... ma è tanto grande... Sì, ma Gesù, è simile a noi in tutto, eccetto il peccato; così possiamo amare come Gesù. Ed è per questo che rileggiamo costantemente i Vangeli per vedere come Gesù ama. Ed è per questo che cerchiamo di imitare Gesù, di fare come lui e che c’è questa bella domanda che possiamo porci regolarmente: cosa farebbe Gesù al mio posto? Chiedendo allo Spirito Santo di aiutarci a trovare la risposta giusta.
Un po' più avanti, nello stesso manoscritto C, Teresa continua:
Quando Gesù diede ai suoi apostoli un nuovo comandamento, IL SUO COMANDAMENTO PER LUI, come dice più tardi, non sta parlando di amare il prossimo come te stesso, ma di amarli come Lui, Gesù, lo amò, come Egli lo amerà finché la fine dei tempi... Ah! Signore, so che non comandi nulla di impossibile, conosci meglio di me la mia debolezza, la mia imperfezione, sai bene che non potrei mai amare le mie sorelle come le ami tu, se tu stesso, o mio Gesù, non le amassi ancora. loro in me. È perché hai voluto concedermi questa grazia che hai fatto un comandamento nuovo. - OH ! che lo amo poiché mi dà la certezza che la tua volontà è di amare in me tutti coloro che mi comandi di amare!… (Ms C 11v-12v)
Sì, Gesù, il nostro sommo sacerdote che realizza questo sacerdozio proprio mediante l'unificazione di questa duplice carità, Gesù che ci rende partecipi dello Spirito Santo che riposa su di Lui, ci rende veramente capaci di amare nei fatti e nella verità come Lui ci ha amati.
Si tratta innanzitutto di lasciarci amare da Lui, così come siamo, di lasciare che questo amore passi attraverso di noi per raggiungere il prossimo.
Desideriamo fortemente poter pronunciare, nel giorno della nostra morte, le stesse parole con cui Teresa pose fine alla sua vita. Guardando il suo crocifisso, urlò con le sue ultime parole che sono inscritte nel mosaico in fondo alla cripta:
OH ! Lo adoro!………………….
Mio Dio... ti amo...
CJ 30 settembre 97: ultime parole
Amen
Padre Emmanuel Schwab, rettore del Santuario

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