Domenica 2 Marzo 2025

8esimo Domenica dell'anno – Anno C

Omelia di Padre Emmanuel Schwab

1era lettura: Siracide 27,4-7

Psaume : 91 (92),2-3,13-14,15-16

2esimo lettura: 1 Corinzi 15,54-58 Vangelo: Luca 6,39-45

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Per la terza domenica consecutiva leggiamo il cosiddetto Discorso della pianura, nel capitolo 6 del Vangelo di Luca, che inizia con le beatitudini e le maledizioni.

Domenica scorsa abbiamo ascoltato la chiamata a un amore che va fino in fondo all'amore, che va fino all'amore dei nemici, e l'insegnamento di Gesù si è concluso con: «Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro». Le parole che ascoltiamo oggi sono la continuazione di ciò che Gesù insegna.

Dobbiamo comprendere, con l'apostolo Paolo, che attraverso il battesimo è avvenuto qualcosa di radicalmente nuovo nella nostra vita. Quando parlo di battesimo, intendo l'insieme dei tre sacramenti dell'iniziazione cristiana: battesimo, cresima, Eucaristia; Questi sacramenti attraverso i quali entriamo in una nuova relazione con Dio, una relazione filiale poiché Egli ci adotta come suoi figli. Ci rende membra dell'unico Figlio, Cristo Gesù. Attraverso la confermazione riceviamo la pienezza del dono dello Spirito Santo che riversa nei nostri cuori la carità di Dio, e attraverso il sacramento dell'Eucaristia questa comunione con Gesù nello Spirito è costantemente rinnovata, costantemente alimentata. È così che siamo passati dalla morte alla vita. È così che partecipiamo alla vittoria di Gesù sul peccato e sulla morte. Ecco come siamo resi capaci di essere misericordioso come è misericordioso il nostro Padre Celeste. Ecco perché la Chiesa esige che coloro che si preparano a diventare sacerdoti abbiano ricevuto, oltre al battesimo, anche il sacramento della confermazione. Per questo la Chiesa chiede ai fidanzati che si preparano al matrimonio di ricevere, oltre al battesimo, anche il sacramento della Cresima, per essere ricolmi dei doni dello Spirito Santo e poter arrivare fino in fondo all'amore. Ciò che viene prima nel nostro cammino di vita cristiana è ciò che Dio ha fatto per noi. Quando San Giovanni, nella sua prima Lettera, cerca di definire l'amore, ci dice questo: “In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato suo Figlio come sacrificio di perdono per i nostri peccati" (1Gv 4,10). Straordinaria definizione di amore. L'amore è questo: Dio ci ha amati per primo! Ed è accogliendo questo amore misericordioso che tutto può trovare il suo posto. Questo è il grande insegnamento di santa Teresa: ciò che viene prima è l'amore misericordioso di Dio per ciascuno di noi. Ed è questo amore che trasforma la nostra vita, è questo amore che ci dona lo Spirito Santo.

Lo Spirito Santo viene così a riversare la carità nei nostri cuori, come dice Paolo nella lettera ai Romani (Rm 5,5). Ma lo Spirito Santo viene anche per rendere testimonianza a Gesù e rendere viva la sua parola. Potremmo dire che è lo Spirito Santo che trasforma la lettera morta delle Sacre Scritture nella Parola viva che viene pronunciata oggi. Oggi, nella liturgia, Gesù dice a ciascuno di noi: «Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? ». Il Signore non cessa mai di parlarci. Lo Spirito Santo fa risuonare la sua parola nei nostri cuori, ed è questa parola che può trasformarci progressivamente. E come osserva Thérèse in una lettera a Céline: cosa significa “custodire la parola”? Infatti, custodire la Parola è custodire Gesù stesso, perché Gesù è il Verbo di Dio fatto carne (cfr LT 165). Custodisci Gesù… è l’albero buono che dà buoni frutti. È attraverso di Lui, con Lui e in Lui che potremo portare buoni frutti. È attraverso di Lui, con Lui e in Lui che possiamo veramente giungere alla fine dell'amore.Il discepolo non è superiore al maestro ha detto Gesù, ma una volta adeguatamente addestrati, ognuno sarà come il suo padrone. Nessuno di noi è superiore a Gesù. Nessuno di noi sa meglio di Dio cosa è veramente buono. Ciò che Gesù ci chiede è di diventare discepoli. E quando Gesù invia gli apostoli in missione, non li invia a battezzare: li invia fare discepoli. Si trova alla fine del Vangelo di San Matteo: «Strada facendo, fate discepoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. E io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo." (Mt 28,19-20). L'unico imperativo è: fare discepoli. Essere cristiani significa essere discepoli di Gesù, cioè ascoltare la sua parola, amarlo, fare ciò che dice, comprendendo che possiamo fare ciò che dice perché lui ci salva e ci fa partecipare al suo Spirito. Non siamo discepoli di un anziano che un tempo visse nel tempo e non esiste più perché è morto. Siamo discepoli del Risorto che è vivo oggi e oggi interagisce con noi. Quando leggo i saggi, ad esempio quelli dell'antichità, come i filosofi greci, mi trovo di fronte a una saggezza detta da Sofocle, da Platone, da chi vuoi, che è molto preziosa. Ma non sto parlando con Platone: è morto! Mentre io parlo con Gesù, Gesù sta parlando con me oggi e Gesù sta interagendo nella mia vita. E il punto fondamentale di Santa Teresa di Gesù Bambino è che attraverso i suoi scritti racconta ciò che il Signore ha fatto per lei. La Bibbia ci racconta già cosa fece Dio per il suo popolo. La Bibbia ci insegna a decifrare il modo in cui Dio interviene nelle nostre vite e Teresa fa lo stesso. Vede come Dio l'ha accompagnata, come Gesù l'ha accompagnata, lo racconta. E così ci insegna a fare lo stesso. Non siamo superiori a Gesù. Si tratta di diventare suoi discepoli, di lasciarci istruire da lui.

"Perché guardi la pagliuzza nell'occhio di tuo fratello?, disse Gesù, mentre la polvere che hai nell'occhio non te ne accorgi? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio; allora vedrai chiaramente". Temo che a volte questi pochi versetti del Vangelo possano essere interpretati come se Gesù ci chiedesse di occuparci dei fatti nostri. Non è affatto così.

Gesù ci dice: allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello. E nel Vangelo di san Matteo ci dice: “Se il tuo fratello pecca contro di te, va' da solo da tuo fratello. Se ti ascolterà, avrai guadagnato tuo fratello." (Mt 18,15). Sì, ma in alcune versioni del Vangelo - come sapete non abbiamo il testo scritto direttamente da San Matteo, abbiamo copie di copie; Esistono diverse copie, su alcune copie non leggiamo: “Se il tuo fratello pecca contro di te », ma solo: " Se il tuo fratello pecca, va' e rimproveralo da solo. Se ti ascolterà, avrai guadagnato tuo fratello."

Gesù risponde così alla domanda di Caino che dice a Dio con arroganza: «Sono forse io il custode di mio fratello? » (Gen 4,9). Sì, rispose Gesù. Sì, tu sei il custode di tuo fratello. E nel matrimonio, vi sarete dati l'uno all'altro attraverso lo scambio dei vostri consensi per essere l'uno il custode dell'altro, sia l'aiutante, sia il custode di questo fratello, di questa sorella che vi sarà dato come marito, come moglie, da Gesù. Il guardiano che ti aiuta a camminare sul cammino della santità. Non possiamo ignorare il modo in cui vivono i nostri fratelli.

Quando Teresa scopre come Gesù la salva quella notte di Natale del 1886, quando scopre che in un istante Gesù ha fatto per lei quello che lei non è riuscita a fare in 10 anni, e capisce allo stesso tempo che Gesù lo fa con lei, non senza di lei... Capisce subito allora che quello che Gesù ha fatto per lei, vuole farlo per tutti; allora nasce nel suo cuore questo immenso desiderio di collaborare con Gesù affinché tutti gli uomini siano salvati. Non possiamo ignorare la salvezza dei nostri fratelli, a cominciare da quelli che ci stanno accanto. Ma come puoi aiutarci? Non si tratta di farci la predica. Si tratta di aiutarci a essere discepoli di Gesù, cioè ad ascoltare ciò che il Signore dice. Non correggo mio fratello in base a me; Io correggo mio fratello secondo Gesù… e posso correggere mio fratello solo se mi lascio correggere. E il Signore, per correggerci, può certo servirsi della Sacra Scrittura, ma può servirsi anche di altre persone, di coloro che ci sono vicini e che ci amano e che, con sensibilità, ci interpellano per aiutarci a rinunciare a tale mancanza, a tale peccato. E a volte il Signore si presenta tramite il nostro nemico più fedele, che ci lancia una battuta sgradevole che è perfettamente vera e giusta e, se è vera, viene da Dio. E se viene da Dio, bisogna riceverlo con rendimento di grazie per poter fare qualcosa con esso, cioè per convertirmi. Thérèse eserciterà per un certo periodo il compito di maestra delle novizie. Lo descrive nel manoscritto C (20r°-24v°). Vi leggerò un estratto di come lo fa:

Da lontano sembra tutto rose e fiori fare del bene alle anime, far loro amare di più Dio, infine plasmarle secondo le proprie convinzioni e i propri pensieri personali. Da vicino è esattamente il contrario, il rosa è scomparso... sentiamo che fare del bene senza l'aiuto del buon Dio è impossibile, così come far splendere il sole nella notte...

Ma precisamente, di notte non c'è il sole...

Noi sentiamo che dobbiamo assolutamente dimenticare i nostri gusti, le nostre idee personali e guidare le anime lungo la strada che Gesù ha tracciato per loro, senza cercare di farle camminare [23r°] per la nostra strada. Ma questa non è ancora la parte più difficile; Ciò che mi costa di più è osservare i difetti, le minime imperfezioni, e combattere contro di essi fino alla morte. Stavo per dire: purtroppo per me! (ma no, questa sarebbe codardia) Dico perciò: per fortuna delle mie sorelle, da quando ho preso posto tra le braccia di Gesù, sono come la sentinella che osserva il nemico dalla torre più alta di un castello fortificato. Nulla sfugge al mio sguardo; Spesso mi sorprendo di vedere le cose così chiaramente e trovo che il profeta Giona sia del tutto scusabile per essere fuggito invece di andare ad annunciare la rovina di Ninive. Preferirei mille volte ricevere rimproveri che farne ad altri, ma sento che è molto necessario per me che questo sia una sofferenza perché, quando si agisce secondo natura, è impossibile che l'anima a cui si vogliono rivelare i propri difetti capisca i propri torti, vede solo una cosa: la sorella incaricata di dirigermi è adirata e tutto ricade su di me che sono tuttavia pieno delle migliori intenzioni.

So che i tuoi agnellini mi trovano severo. Se leggessero queste righe, direbbero che non mi costa la minima cosa corrergli dietro, parlargli con tono severo mentre mostro loro il loro bel vello sporco, o portargli qualche fiocco leggero di lana che hanno lasciato strappare dalle spine della strada. Gli agnellini possono dire quello che vogliono; in fondo sentono che li amo di un amore vero, che non imiterò mai Il mercenario che, vedendo arrivare il lupo, abbandona il gregge e [23v°] fugge. (Manoscritto C 22v-23v)

Questo è essere misericordiosi, come è misericordioso il nostro Padre.

Amen

Padre Emmanuel Schwab, rettore del Santuario