La coppia Martin : un aureola per due

Testo di Mons. Guido Gaucher, Vescovo ausiliare emerito di Bayeux e Lisieux

I lavori di una possibile beatificazione di Luigi e Zelia Martin risalgono al 1957. Ma era parecchio tempo che coppie e famiglie li pregavano ed avevano ricevuto da loro grazie e favori.

Non sono stati beatificati evidentemente perchè hanno generato “la più grande santa dei tempi moderni” (Pio X), ma perché entrambi hanno vissuto il Vangelo il più fedelmente possibile. Fu Giovanni Paolo II che volle unificare le cause. Li ha dichiarati “Venerabili” il 26 marzo 1994. Per la loro beatificazione mancava solo un miracolo, che avvenne a Monza (diocesi di Milano) il 29 giugno 2002. Il piccolo Pietro Schilirò, condannato a morte fin dalla nascita per la condizione dei suoi polmoni, fu guarito dopo delle novene ai genitori Martin. Una cartella medica di 967 pagine è stata presentata ai medici della Congregazione per la Causa dei Santi. Essi hanno ammesso che questa guarigione poteva spiegarsi solo con un miracolo. Il 3 luglio 2008, Benedetto XVI ha firmato il rescritto (1), approvando questa conclusione.

Nella piccola città di Alençon, Luigi Martin era orologiaio-gioielliere e Zelia (nata Guérin) merlettaia, fabbricava il famoso Punto di Alençon. Ferventi cristiani, di una carità concreta ed effettiva, ebbero nove figli. La mortalità infantile, molto alta alla fine del XIX secolo, ne portò via quattro, di cui due maschietti. Volendo preparare la dote per le cinque figlie sopravvissute e non lasciare disoccupate le operaie, i coniugi Martin lavorarono molto, anche durante l’occupazione prussiana del 1870. Colpita da un cancro al seno che si metastatizzò, Zelia partorì “la piccola Teresa” a 41 anni, che si salvò grazie alla nutrice Rosa Taillé di Semallé. Teresa conobbe la sua mamma soltanto per quattro anni e mezzo. Si ricordò sempre di quest’anni pieni di amore e di gioie familiari. Spossata dalla fatica e dalle sofferenze della malattia, Zelia morì il 28 agosto 1877. Lo choc fu terribile per tutti, ma specialmente per l’ultima nata. Impiegherà dieci anni a superarlo.

Vedovo e con cinque figlie ancora minorenni, Luigi Martin lasciò con grande sacrificio i suoi legami di Alençon e si trasferì a Lisieux, dove il cognato Isidoro Guérin, farmacista, e la moglie Celina lo aiuteranno nell’educazione delle figlie. Visse ancora diciassette anni e conobbe la sua “passione” durante la malattia, che durò circa sei anni. Aveva acconsentito alla vocazione religiosa delle cinque figlie. Questa famiglia di “ordinario” aveva ben poco ; aveva vissuto ciò che Teresa scrisse nel 1897 : “Amare è dare tutto e donare se stessi” (Poesia n. 54).

(1) Rescritto : atto amministrativo consegnato dall’autorità ecclesiastica