I coniugi Martin : un percorso di santità che ha trasmesso la fede

Conferenza del Cardinal José Saraiva-Martins

Alençon e Lisieux, 12-13 luglio 2008,
150° anniversario di matrimonio
dei Venerabili sposi Luigi e Zelia Martin

“Nozze di granito”

È molto emozionante per me, ed è una grazia di Dio, essere oggi con voi in questo luogo. La chiesa di Notre-Dame d’Alençon, col suo portico in gotico fiammeggiante, è un vero gioiello, o come dite voi, un vero merletto, il punto d’Alençon in pietra ; mi hanno detto che “se si vuole collocare Dio nel posto più bello della Chiesa occorre metterlo alla porta !”.

Ringrazio per la squisita attenzione di volere che in questa sera del 12 luglio, io sia qui con tutti voi a fare memoria del 150° anniversario delle nozze dei Venerabili Servi di Dio, Zelia Guérin e Luigi Martin. Nozze e vita, direi, realizzate con rara maestria, dal vero artefice di questo finissimo capolavoro : i coniugi Luigi e Zelia Martin sono pietre scelte, vere “pietre vive e preziose scolpite dallo Spirito”, come un finissimo merletto al punto d’Alençon per la Chiesa di Dio che è in Sées e in Bayeux-Lisieux, dove vissero e morirono.

Nozze d’oro in Cristo, anzi tre volte d’oro, perché durano da 150 anni. Credo sia giusto definire queste nozze : “nozze di granito”, come sul Sito della Diocesi le ha caratterizzate Sua Eccellenza Mons. Jean-Claude Boulanger, il vostro vescovo. Osservando le case del centro storico della vostra bella e famosa città ho potuto ammirare - e continuo ad ammirare anche qui - il vostro granito particolarmente fine e trovo molto adeguata l’immagine del granito per caratterizzare la solidità e semplicità dell’amore e della fede di questi sposi.

Sembrano applicarsi perfettamente ai coniugi Martin le parole che Paul Claudel (1868-1955), contemporaneo della loro figlia Teresa, scrive nel Prologo de L’Annuncio a Maria : “Non alla pietra tocca fissare il suo posto, ma al Maestro dell’Opera che l’ha scelta … Santità non è farsi lapidare in terra di Paganìa o baciare un lebbroso sulla bocca, ma fare la volontà di Dio, con prontezza, si tratti di restare al nostro posto, o di salire più in alto”.

I Martin sono santi scelti da Dio per essere questi santi ed essere impiegati nella costruzione della sua Chiesa. La santità è proprio tutta qui : “fare la volontà di Dio con prontezza”, la dove Egli ci ha collocati, “si tratti di restare al nostro posto, o di salire più in alto”.

Dio è il “tre volte santo”, Dio è quel “Padre veramente santo, fonte di ogni santità”, che “santifica” doni e fedeli “con l’effusione del suo Spirito” (1). Per ciò la santità, ogni santità, è solo un riflesso della sua gloria. La Chiesa, elevando qualcuno agli onori degli altari, prima di tutto racconta e proclama la gloria e la misericordia di Dio. Allo stesso tempo, attraverso la loro testimonianza, offre ai credenti un esempio da imitare e, attraverso la loro intercessione, un aiuto a cui ricorrere.

Proprio come oggi, il 12 luglio 1858 alle ore 22 in comune, i Venerabili Servi di Dio Zelia Guérin e Luigi Martin contraevano il matrimonio civile. Un paio d’ore dopo, a mezzanotte, con qualche parente e amico intimo, attesi da l’Abbé Hurel, un sacerdote amico, varcavano la soglia di questa chiesa parrocchiale per celebrare le loro nozze in Cristo nella più stretta intimità. La notte delle loro nozze richiama la notte di Natale e di Pasqua, la notte che “sola fra tutte” ha meritato di conoscere il momento e l’ora del fatto che ha sconvolta la storia dell’umanità. Così è cominciato il loro “Cantico dei Cantici”.

Una “coppia apostolica”

Teresa, già monaca al Carmelo di Lisieux, invita la sorella Celina a sciogliere un canto di ringraziamento a Gesù per la Vestizione :
“Alza gli occhi verso la Celeste Patria,
E tu vedrai su dei seggi d’onore
Un Padre amato… Una Madre cara…
Ai quali tu devi la tua immensa felicità !…” . (P 16,1)

I Venerabili Servi di Dio Zelia e Luigi, che presto, attraverso la mia voce, il Papa avrà la gioia di elevare agli onori degli altari, sono stati innanzitutto una coppia unita in Cristo che ha vissuto la missione della trasmissione della fede con passione e con raro senso del dovere. Pur vivendo in un momento storico particolare, quello dell’Ottocento, molto diverso dal nostro, entrambi hanno testimoniato con impegno e si sono coinvolti in modo del tutto naturale, direi quasi fisiologico, in quello che noi oggi chiamiamo evangelizzazione.

Possiamo addirittura definirli una “coppia apostolica” come Priscilla ed Aquila : i coniugi Luigi e Zelia si sono impegnati come coppia cristiana laica nell’apostolato d’evangelizzazione, e lo hanno fatto in modo serio e convinto per tutto l’arco della loro esistenza, dentro e fuori le mura domestiche.

Nella testimonianza di vita dei Venerabili Servi di Dio, che come tutti sanno sono gli “incomparabili genitori” (2) di santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo è sovrabbondante il “dono di sé”… Ma la vita e la fama di santità di questi sposi non abbraccia solo l’arco delle loro nozze e della loro vita coniugale. Essa è presente in maniera inequivocabile anche prima delle loro nozze. La vita di entrambi si è sviluppata nella ricerca di Dio, nella preghiera, animata dal profondo desidero di realizzare soprattutto la Volontà di Dio. Si sono orientati, dapprincipio, verso la vita religiosa consacrata, cercando aiuto e discernimento.

Non si finirebbe di ricrearci raccontando i numerosi episodi della carità che sono accaduti proprio qui, nelle vie della vostra città. Diversi vostri cittadini, discendenti e amici dei Martin, sono stati i testimoni concreti del loro “dono di sé” e hanno deposto, prima per Teresa e più tardi per i suoi genitori, nei differenti Processi Informativi, che sono l’inizio di ogni iter per verificare la santità nella Chiesa. Già raccogliendo le testimonianze per Teresa, molti hanno parlato dei suoi genitori e delle loro qualità squisitamente cristiane.

Basterebbe leggere Storia di un’anima e passeggiare per le vie della città per scoprire i luoghi dove Luigi e Zelia sono cresciuti, hanno ricevuto la loro formazione umana e cristiana, hanno lavorato : come merlettaia (e che merlettaia !), Zelia in rue Saint-Blaise ; come fabbricante di orologi e gioielliere, Luigi in rue Pont-Neuf. Qui hanno approfondito la loro fede e pensato di donarsi al Signore. Dio però aveva altri progetti per loro e un giorno qui, sul ponte Saint-Léonard si sono incrociati, si sono conosciuti e si sono amati. Poi si sono sposati e sono diventati genitori. È proprio qui, in questa chiesa, che Teresa, la loro ultima figlia, è rinata in Cristo. Il fonte battesimale è ancora il medesimo, vero grembo della Chiesa, Madre e formatrice di santi, unico grembo che ci fa tutti figli dell’unico Padre. La matrice unica della santità.

Proverbiali sono l’apertura e l’accoglienza della famiglia Martin : non solo la casa era aperta e accogliente per chiunque bussasse, ma il cuore di questi sposi era caldo, spazioso e pronto al “dono di sé”. Contrariamente all’etica borghese del loro tempo e del loro ambiente, che celava, dietro al “decoro”, la religione del denaro e il disprezzo dei poveri, Luigi e Zelia, insieme alle loro cinque figlie, impiegavano buona parte del loro tempo e del loro denaro per aiutare chi era nel bisogno.

Al processo per i genitori, Celina Martin, al Carmelo Suor Geneviève, depone circa l’amore del papà e della mamma verso i poveri : “Se in casa nostra regnava l’economia, quando si trattava di soccorrere i poveri vi era la prodigalità. Li si preveniva, li si cercava, quando non si insisteva per farli entrare in casa, dove erano nutriti, riforniti di viveri, vestiti, esortati al bene. Vedo ancora la mamma sollecita verso un povero anziano. Io potevo avere allora sette anni, ma mi ricordo come se fosse stato ieri. Stavamo passeggiando quando incontrammo sulla strada un uomo che faceva compassione. La mamma mandò Teresa a portargli l’elemosina. Quel povero si mostrò così riconoscente, che Teresa si mise a parlare con lui. Allora la mamma lo invitò a seguirci e rientrammo in casa. Lei gli preparò un buon pranzo - moriva di fame - e gli diede dei vestiti, e gli regalò un paio di scarpe… E lo invitò a ritornare a casa nostra se avesse avuto ancora bisogno…” (3).

E a proposito del papà aggiunge : “Si preoccupava di trovar loro lavoro secondo la loro condizione, li faceva ricoverare in ospedale quando c’era bisogno, o procurava loro una soluzione onorevole secondo i casi. In questo modo aiutò una famiglia della nobiltà caduta in miseria […]. A Lisieux, ai Buissonnets, tutti i lunedì, in mattinata, i poveri venivano a chiedere l’elemosina. Si dava loro sempre qualcosa, o del cibo o dei soldi ; e spesso era la piccola Teresa che consegnava l’elemosina… Un giorno, in chiesa, papà aveva incontrato una persona anziana che aveva l’aria di essere molto povera. Lo portò a casa. Gli demmo da mangiare e tutto ciò di cui aveva bisogno. Mentre stava per partire, papà gli chiese di benedirci, Teresa ed io. Noi eravamo già delle ragazzine, e ci siamo inginocchiate davanti a lui, e lui ci ha benedetti” (4).

Sono cose dell’altro mondo capitate proprio qui ! Non siamo di fronte alla semplice bontà, ma all’amore per il povero vissuto in grado eroico secondo lo spirito del Vangelo di Matteo (5). Risplende in questa luminosa coppia qualcosa della santità perenne che troviamo lungo il corso della storia della Chiesa.

La fama di santità

Tutti i Pontefici che hanno dovuto occuparsi della piccola Teresa (San Pio X, Benedetto XV, Pio XI, Pio XII, il beato Giovanni XXIII, il Servo di Dio Paolo VI - di Giovanni Paolo I dirò tra poco - fino al grande Papa Giovanni Paolo II), hanno messo in luce l’esemplarità della santità dei coniugi Martin, vedendovi una relazione tra la loro santità e quella della figlia.

La santità di questi coniugi non è una santità di riflesso, a causa della santità della loro figlia, ma vera e propria santità personale voluta, perseguita attraverso un cammino d’obbedienza alla volontà di Dio che vuole tutti i suoi figli santi come lui è Santo. Anzi, possiamo dire che Teresa è stata la prima “postulatrice” della santità dei suoi genitori ; santità nella accezione più vera del termine non un semplice modo di dire. Teresa parla del papà usando più volte termini come santo, servo di Dio, giusto. Ammira nei suoi genitori non solo le doti e il tatto umano o la loro laboriosità, ma osserva acutamente la fede la speranza e la carità, l’esercizio eroico delle virtù teologali. Osserva tutti quegli elementi che sono presi in esame da ogni processo canonico. Se potessi la raccomanderei come postulatrice.

La Chiesa è debitrice a Luigi e Zelia, veri maestri e modelli della santità di Teresa, come ha giustamente affermato Von Balthasar che, in Sorelle nello Spirito (6), scrive : “Teresa realizza nel soprannaturale soltanto ciò che in qualche modo ha vissuto nel naturale. E nulla ella ha forse esperimentato in modo più intimo e più travolgente dell’amore del padre e della madre. Per questo la sua immagine di Dio è determinata dall’amore filiale. In ultima analisi è a Luigi e Zelia Martin che dobbiamo la dottrina della ”piccola via”, dell’infanzia spirituale, perché furono loro a rendere vivo e palpitante nel cuore di Teresa di Gesù Bambino il Dio che è più del padre e della madre” (7).

L’osservazione di Von Balthasar è di capitale importanza. Egli afferma in modo chiaro che la dottrina della “piccola via”, che ha fatto di Teresa un Dottore della Chiesa nella Scienza dell’amore di Dio, la dobbiamo alla santità ed esemplarità di vita di Luigi e Zelia ; la Chiesa, apprestandosi in questi giorni a beatificare questa coppia, mostra che la santità, qualunque sia la scelta o lo stato di vita che abbiamo abbracciato, è possibile, è praticabile da tutti. E può essere grande santità.

Ma questo non dovrebbe essere realtà per ogni coppia ? La famiglia non è chiamata a trasmettere ai figli il mistero del Dio che è più del padre e della madre” ? La famiglia non è forse scuola di umanità vera e palestra di santità ? Essa è il luogo privilegiato per forgiare carattere e coscienza. Ecco la missione, il compito di sempre della coppia, della famiglia cristiana.

A ben guardare, la fama di santità di questi coniugi, supera già i confini delle vostre Diocesi, è presente oggi possiamo dire in tutto l’Oikoumene cattolico come si evince dalla numerosissima e dettagliata documentazione, che in più di 80 anni è andata sempre crescendo.

Questo prodigio lo dobbiamo proprio a Teresa. Se è vero che Storia di un’anima, la cui prima edizione è del 1898, dopo la Bibbia è il libro tradotto in più lingue, ognuno comprende benissimo la vastità della risonanza che i coniugi Martin hanno nel mondo. Forse non è esagerato dire che, quanto a fama, dopo la Santa Famiglia di Nazareth, la “santa famiglia Martin” stia al secondo posto.

Il Servo di Dio Giovanni Paolo I, ancora Patriarca di Venezia (1969-1978), nel noto libro Illustrissimi (8), scrisse : “Quando ho sentito che era introdotta la causa di beatificazione dei genitori di santa Teresa di Gesù Bambino, ho detto : “Finalmente una causa a due ! San Luigi IX è santo senza la sua Margherita, Santa Monica senza il suo Patrizio ; Zelia Guérin, invece, sarà santa con Luigi Martin suo sposo e con Teresa sua figlia !”.

Già nel 1925, il Cardinal Antonio Vico - inviato da Pio XI come suo Legato a Lisieux a presiedere i solenni festeggiamenti in onore di Santa Teresa di Gesù Bambino, da poco canonizzata - rivolgendosi a Madre Agnese di Gesù (Paolina, la secondogenita dei Martin) pronunciò queste parole : “Ora bisogna occuparsi di papà… Da Roma stessa proviene questa commissione, che mi ha incaricato di farvi” (9). Se la cosa non ebbe subito seguito lo si deve attribuire alle giuste perplessità di Madre Agnese di Gesù.

“Incomparabili genitori”

Chiunque si sia avvicinato anche solo sbrigativamente a Storia di un’anima non ha potuto non osservare il profilo umano e spirituale di questi genitori che hanno costruito sapientemente un clima familiare in cui è cresciuta Teresa e non amare questi suoi “incomparabili genitori”.

Il ricco epistolario della moglie Zelia, è una testimonianza di come la signora Martin seguisse la formazione umana, cristiana e spirituale di tutti i membri della famiglia, dal fratello Isidoro prima e, dopo le sue nozze, della cognata Celina Fournet e delle proprie figlie. Non vi è lettera di Zelia in cui non aleggi la presenza di Dio, una presenza fatta non di formalità, di convenevoli, di circostanza, ma chiaro riferimento alla luce del quale viene affrontato ogni aspetto della vita. Un epistolario che testimonia una squisita attenzione al bene di tutta la persona e alla sua crescita globale. Crescita che è piena e valida se non esclude Dio dal proprio orizzonte.

Il marito Luigi, meno loquace e restio a scrivere, non si tira indietro di fronte all’aperta testimonianza della propria fede e non teme di essere preso in giro : nei rapporti con la propria consorte, in casa con le sue cinque figlie, nella gestione della sua bottega di orologiaio gioielliere, sia con gli amici, per strada o in viaggio, in ogni circostanza, per lui “messer Dio è sempre il primo servito”.

Una famiglia missionaria della prima ora quando in Francia da poco muove i prima passi l’opera della Propagazione della fede di Pauline Jaricot (1799-1862) e cominciano i movimenti missionari del XIX secolo. Ricordiamo che i coniugi Martin iscrissero tutte le loro figlie all’Opera della Santa Infanzia (si conserva ancora l’immagine-ricordo dell’iscrizione di Teresa, 12 gennaio 1882) e che inviarono generose offerte per la costruzione di nuove chiese in terra di missione. Il fatto di partecipare fin da bambina alle attività dell’Opera della Santa Infanzia contribuì senz’altro a svegliare e a sviluppare lo zelo missionario in Teresa. Luigi e Zelia furono santi che generarono una santa, coniugi missionari che, non solo parteciparono allo slancio missionario del loro tempo, ma, addirittura, educarono per la Chiesa la Patrona delle Missioni Universali (1927).

Luigi e Zelia sono santi non tanto per il metodo o i mezzi scelti per partecipare all’evangelizzazione, che sono evidentemente quelli della chiesa e della società del loro tempo, ma sono santi per la testimonianza della serietà in cui era vissuta e trasmessa la fede nella loro famiglia. Hanno evangelizzato i loro figli prima con la loro esemplare vita di coppia, poi con la parola e l’insegnamento domestico.

A questo riguardo basterebbe ricordare quanto Teresa stessa scrive in Storia di un’anima, a proposito del fascino che hanno esercitato su di lei il papà e la mamma : “Tutti i particolari della malattia della nostra mamma tanto cara sono presenti al mio cuore, ricordo soprattutto l’ultima settimana che passò sulla terra ; eravamo, Celina e io, come povere piccole esiliate, tutte le mattine la signora Leriche veniva a prenderci, e passavamo la giornata da lei. Un giorno non avevamo avuto il tempo di fare la nostra preghiera prima di uscir di casa e durante il tragitto Celina mi disse piano : “Dobbiamo dire che non abbiamo fatto la nostra preghiera ?”. - “Oh, si !” le risposi : allora lo raccontò molto timidamente alla signora Leriche, e questa concluse : ”Ebbene, bambine mie, ditele ora”. Poi ci mise tutte due in una grande stanza e se ne partì… Celina mi guardò e dicemmo : “Ah ! non è come la mamma ! Lei le preghiere le dice sempre con noi !” (10).

Il papà, “il Re di Francia e di Navarra” (11), come amava chiamarlo Teresa esercitò un positivo fascino spirituale su di lei. La sua figura di uomo ispirava venerazione e rispetto : “Che potrò dire delle veglie d’inverno, soprattutto di quelle domenicali ? Com’era dolce per me, dopo la partita a dama, stare seduta con Celina sulle ginocchia di Papà. Con la sua bella voce cantava delle arie che empivano l’anima di pensieri profondi, oppure, cullandoci dolcemente, diceva delle poesie improntate di verità eterne. Dopo, salivamo per fare la preghiera in comune, e la piccola reginetta era sola accanto al suo re : non aveva che da guardarlo per sapere come pregano i santi !” (12).

Un’iniziazione cristiana in famiglia

Potremmo definire il Manoscritto A “il Manoscritto dell’iniziazione cristiana familiare di Teresa”. Iniziazione portata avanti con la stessa preoccupazione di quella scolastica. La fede per i Martin era una fede incarnata non una serie di norme da rispettare. Teresa, sempre nel Manoscritto A (1895), ringrazia non solo i genitori, ormai scomparsi : la mamma nel 1877 e il papà nel 1894, ma anche le sorelle maggiori che l’hanno accompagnata nella preparazione dei sacramenti dell’iniziazione cristiana.

Qui sta il valore singolare, non solo dei coniugi, ma anche delle figlie maggiori, quindi dell’intera famiglia Martin. I genitori, che prima sono stati educati ed ammaestrati dalla Chiesa, a loro volta hanno trasmesso l’insegnamento ricevuto a tutti i figli. E tanto bene da meritare che la loro figlia più illustre, dopo essere stata ammaestrata da così “incomparabili genitori” è divenuta Santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo, e oggi ammaestra tutta la Chiesa come Dottore (1997). Ab ipsis docta docet. Istruita da loro istruisce, cioè insegna.

Questa è la sfida che la chiesa lancia oggi a tutte le famiglie cristiane con la beatificazione di questa famiglia.

Non sono stati semplici strumenti che hanno veicolato la fede come un acquedotto veicola l’acqua, ma il depositum fidei da loro insegnato era arricchito dalla loro personale esperienza fatta di fede, di speranza e di carità. Non hanno trasmesso la fede come qualcosa di tradizionale, di frammentario, di nozionistico, ma di vivo. Non una fede come eredità - quella la lasciano i morti - ma hanno inserito i figli innestandoli con il battesimo nella corrente viva e vitale della Chiesa e affiancandosi ad essa, non sostituendosi ad essa, con la Chiesa e nella Chiesa, hanno collaborato in perfetta sintonia.

C’è da osservare che la santità di questa coppia è in armonia e consonanza col Concilio Vaticano II e con diversi Documenti della Chiesa. Uno fra tutti la Gaudium et Spes. Dalla parte II, prendo il Capitolo I su Dignità del Matrimonio e della famiglia e sua valorizzazione. Qui, al numero 48, intitolato Santità del matrimonio e della famiglia, si legge (13) : “Prevenuti dall’esempio e dalla preghiera comune dei genitori, i figli, anzi tutti quelli che vivono insieme nell’ambito familiare, troveranno più facilmente la strada di una formazione veramente umana, della salvezza e della santità” .

Come non vedere la prossimità della famiglia Martin con questo importante testo ? Tutto ciò può sorprenderci se pensiamo quanto i loro tempi sono distanti dai nostri. Il 12 luglio 1858 sono 150 anni fa e siamo nella Francia del secondo Impero. Noi, uomini e donne del secondo millennio, possiamo provare qualche disagio ad immaginarci il genere di vita quotidiana che conduceva questa coppia senza elettricità, riscaldamento, radio, televisione, tutti quei mezzi moderni di comunicazione che caratterizzano il nostro villaggio globale. Ma noi giudichiamo la santità, non le distanze che ci separano dalla loro testimonianza ; giudichiamo la santità, non la forma in cui essa è giunta a noi. La loro è una distanza di forma non di sostanza, non di contenuto, non di dottrina. I Martin hanno “conservato il vino buono fino alla fine” (cf. Gv 2,10).

Proprio alla luce dei documenti della Chiesa, questa coppia può essere proposta come famiglia impegnata nell’evangelizzazione dei figli. Allora forse più improntata al catechismo, ai precetti, la dottrina della Chiesa era insegnata, oltre che nella parrocchia, nella famiglia, imparando a memoria le stesse verità della fede. In questo la Chiesa seguiva il metodo di insegnamento comune a quel tempo, dove la memoria aveva un ruolo importante.

La famiglia Martin è testimone nella sua casa - con i figli, con i dipendenti, con i parenti, con i domestici - del ruolo di evangelizzazione, che non solo la coppia, ma tutta la famiglia, ha come missione e compito da svolgere.

Paolo VI scriveva, nella Evangelii Nuntiandi (§ 71), qualcosa che vediamo vissuto in modo esemplare proprio dalla famiglia Martin. “Nell’ambito dell’apostolato di evangelizzazione proprio dei laici, è impossibile non rilevare l’azione evangelizzatrice della famiglia. Essa ha ben meritato, nei diversi momenti della storia della Chiesa, la bella definizione di “Chiesa domestica”, sancita dal Concilio Vaticano II… La famiglia, come la Chiesa, deve essere uno spazio in cui il Vangelo è trasmesso e da cui il Vangelo si irradia. Dunque nell’intimo di una famiglia cosciente di questa missione, tutti i componenti evangelizzano e sono evangelizzati. I genitori non soltanto comunicano ai figli il Vangelo, ma possono trasmettere loro lo stesso Vangelo profondamente vissuto. E una simile famiglia diventa evangelizzatrice di molte altre famiglie e dell’ambiente nel quale è inserita” .

La Casa di rue Pont-Neuf, quella di rue Saint-Blaise e quella dei Buissonnets sono sempre, anche nei vari trasferimenti, una piccola “Chiesa domestica” dove, ancora una volta, i Martin mostrano di essere al passo con i nostri tempi.

La famiglia di Luigi e Zelia, per le loro cinque figlie - altri quattro, due bambine e due maschietti, sono morti in tenera età -, è stata il luogo privilegiato dell’esperienza dell’amore, nonché dell’esperienza e della trasmissione della fede. In casa, fra le calde e amorose pareti domestiche, ognuno ha ricevuto e dato. Nonostante il lavoro di entrambi, l’uno e l’altro hanno comunicato i primi elementi della fede ai propri figli, sin da bambini. Sono stati i primi maestri nell’iniziare i figli alla preghiera, all’amore e alla conoscenza di Dio, facendosi vedere a pregare da soli e insieme, accompagnandoli alla Messa e alle visite al SS. Sacramento, non dicendo semplicemente dite le preghiera, ma le hanno loro insegnate facendo anche della casa una “scuola di preghiera”. Hanno insegnato quanto sia importante stare con Gesù, ascoltando i Vangeli che ci parlano di lui. Di più, la vita spirituale coltivata fin dalla giovinezza, come quella di Zelia e di Luigi, s’è alimentata alla sorgente della vita parrocchiale. Erano fedeli lettori de l’Année liturgique di Dom Guéranger, libro molto apprezzato anche da Teresa che ha proprio imparato a conoscerlo in casa.

Cari fratelli e sorelle, Luigi e Zelia sono portatori di una verità semplice, anzi semplicissima : la santità cristiana non è un mestiere per pochi. È bensì la vocazione normale di tutti, di ogni battezzato. Ci hanno detto semplicemente che la santità ha a che fare con la moglie, con i figli, con il lavoro e con la sessualità. Il santo non è un superuomo, il santo è un uomo vero.

Il 4 aprile 1957, la figlia Celina, Suor Genoveffa del Volto Santo, deponendo al Processo sull’eroicità delle virtù del papà, parla “della bellezza di una vita coniugale vissuta interamente solo per il Buon Dio senz’alcun egoismo ne ripiegamento su di sé. Se il Servo di Dio desiderò avere molti figli fu per donarli a Dio senza riserva. Tutto questo nella semplicità di un’esistenza ordinaria, laboriosa, disseminata di prove accolte con abbandono e fiducia nella Divina Provvidenza” (14).

Termino riprendendo le stesse parole con cui il 13 ottobre 1987 si è chiusa la dichiarazione sulle virtù di Luigi e Zelia : “Abbiamo presenti due coniugi e una famiglia, vissuti e operanti in piena consonanza evangelica, preoccupati soltanto di attuare in ogni momento della giornata il piano preparato da Dio neri loro confronti. Interrogandolo e ascoltandone la voce, essi non facevano altro che perfezionarsi. Non sono protagonisti di gesti clamorosi o di particolare peso apostolico, ma sono vissuti nella quotidiana normalità di ogni famiglia, illuminati sempre dal divino e dal soprannaturale. È questo l’aspetto centrale, di portata ecclesiale, offerto all’imitazione delle famiglie di oggi. Ponendosi innanzi alla famiglia Martin, si potrà ricevere indirizzo, alimento e forza, per evitare il laicismo e la secolarizzazione moderna, trionfare di tante bassezze, vedere il dono dell’amore coniugale e il conseguente dono della paternità e della maternità nella luce di un incommensurabile dono di Dio”.

(1) Preghiera Eucaristica II
(2) “La madre incomparabile” (Manoscritto A, 4 v°) e “il padre incomparabile” (Lettera 91)
(3) Positio vol. I, p. 420, §603
(4) Positio vol. I, §56, p.41
(5) Matteo 25, 31-46, particolarmente il versetto 40 : “Lo avete fatto a me”.
(6) Sorelle nello Spirito, Teresa di Lisieux e Elisabetta di Digione.
(7) In Summarium Documentorum, XXVIII, Roma, 1987, p. 1042
(8) Illustrissimi è un’opera pubblicata nel gennaio 1976. È una raccolta di “lettere aperte” scritta da Mons. Albino Luciani, Patriarca di Venezia, due anni e mezzo prima di essere eletto papa con il nome di Giovanni Paolo I. Si indirizza a personaggi storici o della mitologia, a scrittori, a personaggi della letteratura italiana o straniera, o ancora a Santi della Chiesa.
(9) cf. Summarium Documentorum, op. cit., p. 1138.
(10) Manoscritto A, 12 r°.
(11) Cf. Manoscritto A, 19 v°.
(12) Manoscritto A, 18 r°.
(13) GS 48, 2° parte, cap. 1, n° 48 §3.
(14) Processo, vol. II, Summarium, op. cit. pag. 22, ad 6.