Beati Luigi e Zelia Martin

Testo di Mons. Pietro PICAN, vescovo di Bayeux e Lisieux

Centocinquant’anni fa ad Alençon, Luigi e Zelia Martin, genitori di Teresa, si impegnavano nel matrimonio e prevedevano di realizzare il loro progetto di vita, costituendo una grande famiglia.

Per vivere il loro amore, dovettero rinunciare alle loro precedenti aspirazioni di chiamata alla vita religiosa. Integrarono alla loro vita di coppia, come molti dei loro contemporanei, la partecipazione intensa, attiva, regolare ed ardente alla vita della Chiesa. Si nutrirono dei sacramenti, si impegnarono nella loro parrocchia e dedicarono tempo alla preghiera quotidiana, al raccoglimento, alla meditazione ed al ritmo rispettoso e discreto della vita personale di ciascuno. Non mancarono neppure di accostarsi al sacramento della riconciliazione con la regolarità raccomandata dalla Chiesa e a vivere della grazia ricevuta. Impegnati nella fiducia su questa via ordinaria della santificazione della loro vita di coppia, diedero alla luce nove bambini, pur conservando, sia l’uno che l’altra, la propria professione.

Le prove familiari punteggiarono la loro vita e sollecitarono la loro fede, intensificando la loro fiducia nel Signore. Hanno condotto una vita di lavoro intensa e faticosa, affrontato la malattia e riuscendo a superare la morte di quattro dei loro bambini morti in tenera età. Restavano loro soltanto cinque figlie di cui Teresa, la più giovane, rimane la più conosciuta grazie al compimento evangelico della sua vita e del suo irraggiamento missionario.

Cinque anni dopo il loro matrimonio celebrato nel 1858, Luigi e Zelia creano la loro propria impresa del Punto d’Alençon. Luigi lavora con la moglie. Egli s’ingegna a mettere a punto nuovi modelli. I risultati sono convincenti. Bisogna trovare degli sbocchi. Prende spesso la strada per Parigi per ampliare la clientela, consolidare il rapporto con quella esistente e garantirsi una buona vendita della produzione di Zelia e delle sue dipendenti. È in questo periodo che vende l’orologeria al nipote Adolfo Leriche. Luigi e Zelia lasciano l’abitazione di via Pont-Neuf e trasferiscono le loro attività in via Saint Blaise ad Alençon.

In tutto questo periodo, Zelia affronta con coraggio straordinario la sua responsabilità materna, il suo impegno professionale, la sua battaglia dolorosa contro il cancro che se la porterà via il 28 agosto 1877, a soli 46 anni. Lasciava al marito - di cui presagiva la fragilità - le cinque figlie. La maggiore, Maria, aveva solo 17 anni e la più piccola, Teresa, non aveva ancora compiuto cinque anni. Per Teresa, il periodo di Alençon si chiudeva senza la mamma. Quello di Lisieux si apriva.

In questa famiglia ordinaria, illuminata dalla fede, confrontata con i rischi della vita, minata dalla malattia, emergono, s’affermano e si dispiegano le risposte e le vocazioni delle cinque ragazze. Quattro sceglieranno lo stesso Carmelo, quello di Lisieux. Leonia invece orienterà la sua scelta verso la Visitazione di Caen.

La beatificazione dei genitori metterà in luce l’umile risposta di questa coppia, attenta ad iscrivere la sua risposta quotidiana nell’impegno per le figlie e nella crescita spirituale di ognuna di loro. Sapranno affrontare gli eventi più dolorosi della vita. La loro fede serena, umile, ardente e radicata nella vita della Chiesa permetterà loro di restare saldi. In uno slancio di questa stessa passione amante, Teresa non esitò a scrivere a padre Bellière, alla fine di luglio 1897, due mesi prima della sua morte : “Il buon Dio mi ha donato un padre ed una madre più degni del Cielo che della terra. Essi chiesero al Signore di dar loro molti figli e di prenderli per Sé. Questo desiderio fu esaudito : quattro angioletti volarono in Cielo e le cinque figlie rimaste nell’arena presero Gesù come Sposo”. Siamo in buona compagnia.